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L’oro di Mosca

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Scritto da CATERINA FUSCO REDAZIONE ROMACORRE

Sono passati 30 anni da quel giorno, era il 28 luglio del 1980, io non ho ricordi, avevo appena due anni, un’età che non ti permette ancora di far tue, per sempre, le imprese sportive, ma le immagini, già a colori, riprodotte negli anni, fanno sì che il ricordo di quel momento non si sbiadisca nelle nostre memorie.

Allora, Pietro, era l’uomo più veloce del mondo, nonostante fosse “bianco”, come gli fece notare, un giorno, Muhammad Ali e, si presentava alle Olimpiadi di Mosca, come favorito, avendo ottenuto, l’anno prima, lo storico primato del mondo di 19”72 sui 200 mt, a Città del Messico.

 

Pietro, era l’uomo da battere, in un’ Olimpiade ridotta nel numero degli atleti, a causa di forti scelte politiche, da parte degli "atleti militari", dei paesi aderenti alla NATO, per via dell'invasione dell'Ex URSS in Afghanistan, ma lui non ci arrivò in grande forma. Mosca era la sua terza Olimpiade e doveva vincere per forza, come sottolinea lui stesso nei suoi racconti.

La tenacia e le forti motivazioni, sono sempre state il punto forte, di quest’atleta, che non si è mai sottratto alla fatica e al duro all’allenamento e, alla fine, la medaglia d’oro, la  più importante, è arrivata.

In occasione della presentazione, del suo ultimo libro “L’oro di  Mosca”, presso il teatro Nino Manfredi di Ostia, Pietro Mennea racconta la sua vita e le sue imprese sportive, attraverso una serie di aneddoti ,che danno la misura della realtà, in cui viveva un campione come lui.

I suoi carichi di lavoro hanno fatto storia, si è tentato di applicarli anche ad altri velocisti, ma con scarsi risultati, poiché l’unico al mondo in grado di sostenerli era lui, il “bianco” più veloce del mondo!

“Io mi allenavo anche di notte, di nascosto dal mio allenatore Vittori” mi confida, sorridendo, in un orecchio, mentre firma le copie del suo libro.

Pietro è stato ed è un personaggio, sempre fuori dagli schemi, sempre a smontare tutte le teorie scientifiche sugli allenamenti e sull’alimentazione: “io mangiavo davvero tanto, prima di una gara una volta mi mangiai 3 piatti di pasta al forno e poi vinsi!”.

Pietro è così, ti aspetti di avere risposte professionali e studiate, alle curiosità che gli proponi, ma lui è un uomo semplice e ha portato questa sua semplicità anche in pista.

Pietro Mennea è, ad oggi, ancora l’atleta più longevo della storia, l’unico ad aver partecipato a 5 Oimpiadi, l’unico ad aver avuto una continuità di risultati per molti anni.

Altri campioni, difficilmente sono arrivati alla seconda Olimpiade, quasi mai alla terza.

Un ragazzo forte fisicamente e dai valori morali molto radicati, un atleta che non aveva paura degli avversari, ma li rispettava tutti, un uomo che ha saputo coniugare sport e cultura, arrivando a prendere 5 lauree, “una per ogni Olimpiade disputata”, sottolinea lui, ridendo, mentre racconta la sua vita: tutto questo è Pietro Mennea.

Ciò che ha vissuto prima, durante e dopo le Olimpiadi di Mosca del 1980, le fasi più emozionanti che lo portarono a coronare un sogno, Pietro lo racconta in questo libro, il ventesimo da lui scritto, ma, il primo, in cui parla di sè.

Un’occasione, per entrare nel suo mondo, conoscere la sua forza, le sue paure, la sua vita tutta, di uomo e di atleta.

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