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Le opinioni di un runner. DellaVita e DellaMorte

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 22 Febbraio 2019

vita morteQuesta sera, correndo al crepuscolo, i pensieri incrociano delle variabili metafisiche. Una metà, infatti, sono fisiche (nel senso che si stanno muovendo le appendici); l’altra metà, al contrario, vaga nella Zona del Crepuscolo.

Per un frammento il tempo – quello dell’orologio dentro di noi – rallenta; quel tanto che basta per aprire un varco nella coscienza. Noi siamo consapevoli di chi siamo e del momento in cui ci troviamo. Solo che non riusciamo a viverlo o, meglio, lo rappresentiamo in una “tensione” verso un futuro. Uno dei probabili scenari di questo momento prossimo che riusciamo a costruire con una elaborazione intellettuale.

 

Di fronte a noi un’ampia e variegata tipologia di possibilità, alcune delle quali non si realizzeranno; altre non le abbiamo neppure immaginate. Alla fine, però, possiamo stare certi che una si verificherà con assoluta certezza. E, dopo di questa, la “tensione” giunge al termine. Non ci sono altre possibilità. Il tempo e lo spazio, per noi, si fermano e si concludono. Chi crede in qualcosa di altro, proseguirà in altra forma (magari energia).

Questa fine inevitabile, ci porta a dare un “senso” alla nostra esistenza, a sforzarci di “dargli uno scopo”, una “dignità”. Quando si dice “vita degna di essere vissuta” – lasciando da parte giudizi morali (le “cose non sono morali, lo sono i giudizi”, ricordava Nietzsche) – si intende proprio questa propensione esistenziale rispetto all’inevitabile.

Se fosse così, saremmo impegnati in attività di grande importanza, di “valore”, perché contraddistinguono questo modello di propensione all’eternità del modo di essere. Peccato che, al contrario, la vita è fatta di dispersione, del tempo occupato da momenti di “passaggio” da uno stato ad un altro (tempo, luogo e condizioni). Si va al lavoro, dal medico, a cena fuori, a fare la spesa. Si tratta, come diceva Martin Heidegger, del tempo del “si dice” e del “si fa”: del tempo sottratto all’essere autentico, quello, cioè, che sente sfuggire dal pugno la sabbia della vita e che cerca di trattenerla come meglio può.

La nostra corsa quotidiana è la Zona del Crepuscolo di Dylan Dog.

Ad Inverary non muoiono più, ed hanno smesso di preoccuparsi del futuro. Tutto è assorbito da una ripetizione del “si dice” e del “si fa”. Per noi, invece, questo pezzo di strada è uno squarcio del presente, è un “intervallo”, un viaggio delle gambe ed anche un balzo negli innumerevoli momenti che sono stati e che potranno essere.

Un caleidoscopio, pieno di colori o in tante sfumature di grigio (il che è lo stesso), in cui vediamo i nostri tanti “noi”. Ognuno di questi “io” ha una “vita”, una vita autentica e sono quasi certo che qualcuno di “loro” continuerà a vivere, a dispetto del determinismo fisico. Metà è fisico, l’altra metà è sogno. Basta non volersi svegliare ...

Restate tra noi.

And our future's standing still

Leaving home

Dividing water from the burning fire

inside

Remember that you felt alive

Sometimes

And god is on your side

Dividing cruelty from tenderness

Watching all the time

Dividing fiction from reality

Watching all the time

Dividing presence from our history

No human being in sight

Calm the winds

And calm the seas

[Wolfsheim, The Sparrows and the Nightingales]

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