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Le opinioni di un runner. Trittico invernale (da Ravenna a Reggio Emilia, passando per Firenze)

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 02 Gennaio 2019

run1701I – Ravenna

Su Ravenna potrei tranquillamente ripetere quanto già detto nelle precedenti edizioni. Ha una “struttura” evidentemente (per me) congeniale (poco allenamento aggiuntivo e qui il personale è davvero dietro la curva) ma la realtà è data prevalentemente dal contesto. Si pranza col Roberto, si fanno dei piccoli acquisti con il divertimento assicurato dal buon Marco Merli (con il quale – detto tra noi – ho finanche cenato al lume di candela senza ricevere proposte degne di nota).

La trasferta non era nata sotto i migliori auspici. Causa un FrecciaLenta, la coincidenza col regionale era a soli 4 minuti. Dagli inferi del binario 19 della stazione di Bologna, riveder la luce non è stato facile. Le indicazioni ti portano in un vicolo cieco, con l’effetto di prendere atto che il nostro treno ci ha appena fatto “marameo”. Mai che ci sia un ritardo quando servirebbe (a noi)!

Vabbé, di necessità virtù. Assecondando il flusso (i ching, e chi più ne ha ne metta) non ci facciamo rovinare la giornata. Di certo, con la più insensata condotta, abbiamo sfoderato alcuni record stagionali su scala mobile, senza causare vittime.

Poi Marco si cimenta nella Mezza. Ed è stato così bravo che l’Organizzazione gli ha conferito – per meriti – la stessa medaglia della maratona, nonostante la ritrosia del nostro eroe.

Intanto il Comandante-pacer viaggia come un orologio svizzero. Lo stesso non può dirsi per quei poveri sventurati maschietti che inebriati dalle conturbanti forme di Lisa, hanno “preteso” di starle appresso... ma 15 secondi in meno al chilometro non sono cosa da tutti. E, infatti, mal glie incolse.

Dopo un rettifilo finale da Formula 1, Ravenna ti consegna la più bella medaglia esistente al mondo, posto che si tratta di un’opera d’arte realizzata a mano.

Attendo qui sempre il Pirata, che mi fa sospirare questa missione spalla a spalla (neanche fosse una bella topona).

II – Firenze

Nuova location per l’Expo, ossia la Leopolda nota per i fasti renziani. Mentre fuori piove lì si è sviluppato un calore che neppure negli ex altoforni di Terni. Tanta confusione e una velocità di movimento identica a quella del casello al ritorno dalle ferie estive.

Inoltre salta il “rito” della schiacciata con finocchiona e salsa ai funghi porcini che, al Caffè Dogali, si accompagnava ad una pinta di birra rossa alla spina. Un altro pezzo del nostro piccolo mondo che va improvvisamente in frantumi.

A Firenze resterei molto sorpreso che il giorno della maratona non piova. Anche quest’anno, senza troppo freddo (come la precedente edizione), una pioggia finissima ma incessante ti bagna fino al midollo. Benché sia sconsigliabile, ammetto che il giacchino plasticoso (e per nulla traspirante) che avevo portato è stato utile, sebbene sotto ti senti come un filetto di merluzzo in fase di scongelamento.

Dopodiché, secondo gli insegnamenti di Massimo Maurizi, prima si arriva al km 30 e meglio è, pure se dopo devi tirare innanzi come meglio puoi.

Mi accompagno ad uno sconosciuto che ha il mio esatto passo, fatto salvo che ai ristori si ferma 5 secondi costringendo ad un recupero ogni volta.

Quest’anno, forse per il disagio climatico costante, lo Stadio non arriva mai, in quella che è una delle parti più faticose (usiamo i corretti termini: “pallose”) di questa maratona. Tanti andirivieni che fanno sorgere una noia mortale. Il compagno se ne va. Tocca arrancare.

Siamo ora nel centro di Firenze; non ricordavo così tanti sampietrini sconnessi ed ho le giunture che scricchiolano. Dopo aver visto (s)correre via i pacer delle 4 ore, mi sono promesso – cosa quantomai rara – che quelli delle 4,15 mai mi avrebbero superato, anche a costo del probabile collasso.

Ebbene, gli ultimi due chilometri (e 195 metri), corsi in 11 minuti la dicono tutta su quanto la volontà può sicuramente valicare le soglie del buon senso.

Un’ultima nota. La Medaglia di Firenze di quest’anno (35esima edizione) è una delle più brutte che abbia mai visto, soprattutto rimembrando quella con la riproduzione del fiorino di dieci anni prima.

Una ulteriore postilla. Per un deprecabile contrattempo, non ho potuto contare sulla compagnia del Comandante, al quale – in pegno di amicizia – va la maglietta. Con due posti sull’Eurostar per poter allungare le gambine affrante, l’ha proprio meritata!

III – Reggio Emilia

In virtù di una promessa, fatta in tempi biblici, quest’inverno l’impegno sulla distanza regina, si è incrementato di una unità. Il Comandante ha detto che questa maratona bisogna farla e, tra l’altro, occorre predisporre l’alloggiamento praticamente con un anno di anticipo.

Non potevo proprio dire di no anche questa volta, sicché siamo pronti ad ogni possibilità e risultato.

Prima della partenza, recuperate le carte necessarie (comprese quelle filigranate) scopro – con malcelato stupore – che risultavo del tutto sprovvisto del pettorale. Beh, non male come memoria!

Avevo pensato di iscrivermi a Ravenna, poi a Firenze, poi più nulla. Reggio Emilia era un dato di fatto, preordinato ed ineluttabile. Pronto a tirar fuori i 70 eurini necessari al pettorale last second, per quelle conoscenze che ogni tanto contano, “sostituisco” nientemeno che il titolare del pettorale n. 195. Ma non hanno avuto il coraggio di assegnarmelo, con la scusa che sopra c’era un altro nome ... (Grazie, Bruno).

“Com’è Reggio Emilia?” chiedo al Comandante.

“Un paio di strappetti, ma niente di che”, la risposta.

Invece, la Maratona del Tricolore, è di tutt’altra sostanza, come scoprirò, dopo il km 25.

Prima, infatti, appresso ai pacer delle 4,15 (c’è sempre Lisa e il buon Luca Casadei che, come tutti i romagnoli, ha sempre qualcosa in testa e non è la piadina con lo squacquerone), due salitelle di nessun impegno ma, dopo, oltre alla bellezza dei colori della pianura padana, il percorso diventa “muscolare”.

Per fortuna tengo bene sulle salite, perché qui è facile per chi si aspetta l’assenza di dislivelli perdere la necessaria concentrazione. Al km 36 lascio andare i pacer per un pochino di recupero. Ora le alternanze – con alcuni refoli di vento freddo (dai 3 gradi della partenza, siamo sui 10, ma con un sole per nulla male) – si fanno sentire, fino all’ultima ‘cattiveria’, un intero km di salita dal km. 40,5, quando – i più – pensano che sia davvero finita.

Salita o non salita, è proprio ora il caso di prendersi questa nuova medaglia.

Qualche pensiero per chiudere. Una maratona bella ed ottimamente organizzata (con tanto di birra appena stappata intorno al km 39). Enzino Gianni praticamente nudo (soprattutto in confronto a me) che, dopo i 54 km della Sorrento-Positano, arriverà con soli 6 minuti di distacco. Il Comandante ed il prode Enrico vanno più calmi. Esattamente come Marco Merli che non riuscirà a tampinare la sexy Sabri. Accidenti a Mara che ha mollato al km 26!

Questo commento è dedicato ad un quartetto – di cui non serve fare i nomi - che unisce divertimento e logistica, seppur non si sia sempre in grado di assicurare un confort pari alle esigenze di chi è molto più benestante di noi e, quindi, giustamente abituato ad altri standard.

[Colonna sonora: Liberato, Je te vojo bene assaje; Mihail, Who You Are (Rengle Remix); Matt Simons, We Can Do Better]

Se in mezzo alle strade

O nella confusione

Piovesse il tuo nome

Io una lettera per volta vorrei bere

In mezzo a mille persone

Stazione dopo stazione

E se non scendo a quella giusta è colpa tua

Ma senza te chi sono io

[Elisa, Se piovesse il tuo nome]

Cammino per la mia città

Ed il vento soffia forte

Mi son lasciato tutto indietro e il sole all'orizzonte

Restiamo un po' di tempo ancora, tanto non c'è fretta

Che c'ho una frase scritta in testa ma non l'ho mai detta

Perché la vita, senza te, non può essere perfetta

[Maneskin, Torna a casa]

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