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Sulle distanze delle corse podistiche e sul metro, unità di misura di lunghezza del Sistema Internazionale. (I Parte)

scritto da voi
Pubblicato 28 Ottobre 2010
Si narra che il 12 Agosto del 490 a.C. (proprio 2500 anni fa!), la data più accreditata per lo svolgimento della battaglia di Maratona, l’ateniese Filippide, di professione emerodromo (ovvero corriere pubblico che compiva lunghi percorsi in un giorno, molto importante nella vita delle città greche e decisivo per l'esercito, dove rappresentava generalmente il solo mezzo di comunicazione veloce) corse dalla piana di Maratona ad Atene (poco meno di 40 chilometri) per annunciare la vittoria del proprio esercito su quello persiano. “Nenikekamen!” (“Abbiamo vinto!”) sembra che egli abbia infine pronunciato, prima di spirare esausto per la fatica.  
Filippide corse fino ad Atene senza alcun segnale che gli indicasse in qualche modo la distanza ancora da percorrere, ma fin da epoche antichissime in tutte le civiltà si è cercato di misurare e segnalare gli itinerari e le distanze, anche riguardo alla corsa.
Se vogliamo in particolare provare a riassumere, anche se a grandi linee, come dall’antichità ad oggi gli uomini abbiano misurato le distanze delle loro gare podistiche e soprattutto se ci interessa riflettere brevemente sulle relative unità di misura di lunghezza (sul metro con qualche dettaglio), non possiamo non partire dal mondo ellenico e, almeno in parte, dall’antico mondo anglosassone. Ciononostante ricordo che semplici testimonianze di ciò che definiamo atletica (“athlos” in greco significava letteralmente “combattimento”, anche se, sin da allora, per “atletica” si è sempre intesa la pratica agonistica in generale, quella del lottare e correre prima di tutto) sono state ritrovate in numerosi bassorilievi egizi risalenti a 3500 anni a.C.. Si ritiene inoltre assai probabile che tali attività fossero comuni anche in civiltà più antiche.
La meravigliosa letteratura greca, come noto, ci documenta in maniera ricca, precisa e multiforme di tante e famose competizioni podistiche, sin da oltre mille anni prima dell’era cristiana. Il modo di misurare le relative distanze si trasferì in seguito nel mondo romano, arricchendosi anche di nuove unità, e queste consuetudini sono state in auge fino a tempi davvero recentissimi. Infatti le prime gare dei 5000 e 10000 metri in pista a livello olimpico furono introdotte solo nell’edizione dei Giochi del 1912, a Stoccolma (nel 1900, a Parigi, vi fu in effetti una competizione di cinque chilometri, ma sotto forma di gara a squadre). Laddove, fino agli inizi del 1900 quasi tutte le gare podistiche – e segnatamente quelle del mezzofondo prolungato- erano misurate in miglia o in yards, secondo l’allora ancora diffusissimo sistema anglosassone.
I Greci antichi nei loro giochi (Olimpici, Pitici, Nemeici, Istmici) usavano di norma misurare le distanze delle loro gare podistiche (“dolichos”; la prima di queste gare di cui abbiamo notizia certa si svolse ad Olimpia nel 720 a. C., XV Olimpiade) in stadi, da 8 a 25 (ad Olimpia per esempio le gare erano di 20 stadi). Lo stadio greco era una unità di misura di distanza che oscillava tra i 150 e i 200 metri ed in origine equivaleva proprio alla lunghezza della pista da corsa di Olimpia (192.27 metri). La sua “precisa” definizione teorica era proprio legata alla corsa: "la distanza percorsa da Ercole senza riprender fiato", come documenta Tito Livio Burattini, uno storico agordino del 1600, nel suo mirabile lavoro Misura Universale. Questa unità serviva anche a misurare le grandi distanze: la prima stima del meridiano terrestre, eseguita da Eratostene nel III secolo avanti Cristo, fu fornita, per esempio, proprio in 252.000 stadi.
Le gare di resistenza quindi, nel mondo ellenico, oscillavano tra gli attuali 1500 e 5000 metri, pur rimanendo le gare di velocità (“lo stadio” e il “diabus”, doppio stadio) quelle più popolari e praticate.

Anche a Roma, dove le gare podistiche furono introdotte solo nell’età imperiale (il primo ad istituzionalizzarle fu Domiziano, che le faceva svolgere nello stadio che portava il suo nome, l’attuale piazza Navona), le distanze delle gare, generalmente, erano misurate in stadi, dove lo stadio valeva circa 180 metri.
Saltuariamente, sia in Grecia che a Roma che in altre civiltà antiche, abbiamo notizie di gare misurate in piedi o in passi (ricordo a questo proposito che il miglio o milliare era definito originariamente come mille passuum, cioè mille passi del legionario romano, dove il passo corrispondeva al ciclo completo sinistra-destra-sinistra o destra-sinistra-destra ed equivaleva al doppio di un passo singolo di circa 0.75 metri; la yard, da parte sua, indicava la distanza di un braccio teso dalla punta del dito medio al centro del torace, in corrispondenza del naso – originariamente sembra fosse la lunghezza del braccio di re Enrico I).
Ma come si è arrivati poi a definire il metro, unità di misura quasi universalmente adottata nelle civiltà contemporanee e con la quale oggi tutti noi corridori dobbiamo ormai cimentarci negli allenamenti quotidiani e nelle competizioni in pista o in strada (se si escludono le gare misurate in miglia, che comunque non fanno parte del programma olimpico ed ormai di virtualmente nessuna gara internazionale)? Quanto è davvero lungo un metro, quando ed in base a quali considerazioni gli uomini decisero di introdurlo? LE RISPOSTE A QUESTE DOMANDE NELLA SECONDA PARTE...

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